
I New York Knicks hanno aperto la stagione nel modo peggiore, perdendo 106-100 contro i Philadelphia 76ers nella notte della consegna degli anelli al Madison Square Garden. L’allenatore Mike Brown ha ammesso che, anche con una vittoria arrivata grazie alla magia di fine partita, non sarebbe stato soddisfatto di ciò che ha visto in campo.
Prima della palla a due di martedì sera, Jalen Brunson, di solito l’uomo che toglie i Knicks dai guai, si è rivolto al pubblico del Madison Square Garden mentre la squadra riceveva gli anelli di campione. Prima dell’alzata del banner, Brunson ha ringraziato i tifosi per non aver lasciato l’arena durante gara 4 delle NBA Finals, quando New York era sotto di 29 punti nel terzo quarto.
Con tutta quell’emozione nell’aria, sarebbe sembrato giusto che Brunson indossasse di nuovo il mantello per tormentare i Sixers. Invece ha tirato 6 su 19 dal campo, compreso 1 su 5 nel quarto periodo, e Philadelphia ha portato a casa la vittoria. Brunson ha chiuso con 21 punti, cinque rimbalzi e tre assist.
Le parole di Brown: «Giocare col fuoco»
«Se Jalen Brunson segna quei tiri nel finale e vinciamo, per me personalmente, come loro allenatore, ci sarebbe qualcosa dentro di me che vorrebbe che non succedesse», ha dichiarato Brown. «È quasi come giocare col fuoco e finire per vincere quella volta senza acqua o una di quelle coperte antincendio per spegnere le fiamme.»
Brunson ha scelto un tono umile: «Penso sia un bene per noi essere buttati giù dalla montagna, restare umili e tenere a bada il nostro ego. Ve l’ho detto fin dal primo giorno: qualunque cosa succeda nelle prime settimane della stagione, non sono sicuro che quella sia davvero la nostra identità.»
Una partita «brutta»
Brown l’ha definita una partita «brutta», e di certo è stata una battaglia faticosa. Karl-Anthony Towns è finito in difficoltà per i falli ed è poi diventato l’unica fonte costante di attacco nel quarto periodo: 10 dei suoi 19 punti sono arrivati proprio in quel quarto. I Knicks hanno tirato il 37% complessivo e il 33% da tre punti.
È il motivo per cui Brown ha insistito sul processo della squadra dopo la gara, precisando che il risultato non lo avrebbe fatto sentire meglio rispetto a quanto visto sul parquet.
«Ci siamo messi in difficoltà non facendo le altre piccole cose e, sapete, a volte funziona alla fine della partita, a volte no», ha spiegato Brown.
La cerimonia degli anelli
I Knicks hanno passato la prima parte della serata a rivivere il percorso verso il titolo, mentre i Sixers restavano seduti ad aspettare. Brown ne parlava da un paio di giorni, consapevole delle emozioni che il momento avrebbe suscitato.
«È difficile, perché, toccando ferro, potrebbe essere una cosa irripetibile», ha detto Brown. «Vuoi assolutamente che i ragazzi la vivano, che la festeggino insieme, perché hanno attraversato tanto con i tifosi. Ma allo stesso tempo, stasera abbiamo un lavoro da fare.»
Diversi dignitari dei Knicks hanno consegnato gli anelli ai dirigenti e allo staff tecnico. La leggenda della franchigia Walt “Clyde” Frazier ha dato gli anelli ai giocatori, mentre la vedova del grande Willis Reed ha consegnato quello di Brown all’allenatore, scatenando un’ovazione. Earl “The Pearl” Monroe e Bill Bradley, membri delle precedenti squadre campioni dei Knicks, hanno partecipato alla cerimonia prima della gara.
Nessun alibi
I giocatori hanno riconosciuto che l’atmosfera era diversa e hanno elogiato la rimonta dei Sixers, che hanno recuperato lo svantaggio iniziale e preso il controllo nel finale, senza cercare scuse. Brown e i giocatori hanno spiegato di essere stati un passo indietro, e lo si è visto da come Philadelphia è riuscita a correre e a creare occasioni che i Knicks non sono riusciti a pareggiare.
«Sono davvero forti e ci hanno messo in difficoltà. Per me è ovvio: i tiri non entravano», ha detto Brunson. «Possiamo trovare tutte le scuse del mondo. Come ho detto, sono solo felice che ora possiamo andare avanti.»